L' intervista

Giampaolo Botta,Spediporto: "Il Porto Di Genova, Motore Della Città"

Iniziamo con un tema generale, solo apparentemente scontato ma mai veramente approfondito, che rapporto c’è oggi tra il porto e al città di Genova?

Il porto di Genova è patrimonio collettivo, è cresciuto negli ultimi 10 anni del 65%; il porto dona alla città, alla regione ed al Paese stesso posti di lavoro e PIL. Sono dati poco noti anche se più di 56.000 addetti sono dentro questo indotto: direttamente o indirettamente.

Qual è la situazione economica del settore? Quali obiettivi vi siete dati nell’immediato come associazione?

La situazione è complicata, mi spingo oltre, anche preoccupante. Vi do alcuni dati relativi al mese di Settembre - Ottobre: abbiamo preso un campione del 15% dei nostri associati (su un totale di circa 300 aziende parliamo quindi di 40-50 aziende) e rileviamo un -5% di esportazioni, -1,8% sulle importazioni; l'Autorità Portuale dichiara un -20% di tasse portuali. I nostri prossimi obiettivi sono quelli di sollecitare le istituzioni. Pretendiamo attenzione dal Governo centrale e certezza dei tempi (sui tempi di ricostruzione del ponte e sul piano di interventi alle infrastrutture). Vanno individuate soluzioni rapide: noi siamo a disposizione per iniziative concrete.

In Gran Bretagna, dove il governo nel 2012 ha lanciato un programma ad hoc di agevolazioni fiscali e aiuti governativi, le "enterprise zones" sono oggi 48 per 635 nuove attività imprenditoriali insediate e oltre 27 mila nuovi posti di lavoro. Spediporto aveva lanciato per prima la proposta di una ZES (Zona Economica Speciale) per il porto ligure: ci vuole spiegare meglio?

Creare una ZES che si estenda lungo l'intero perimetro portuale genovese. La ZES deve diventare una visione di prospettiva a medio e lungo termine per la città e il suo porto con interventi fiscali economici di semplificazione, anche amministrativa. Fummo tra i primi a chiedere un provvedimenti di questo tipo per Genova già nel 2017. Le zone economiche, laddove sono state istituite, hanno prodotto ricadute occupazionali importanti sul territorio provando a gestire uno stato di emergenza con più strumenti possibili.

Ci dia un giudizio sul Decreto Genova ed in particolare sulle misure per il porto e per l’economia cittadina presenti in esso.

Il Decreto Genova, nella sua prima formulazione, lo consideriamo insoddisfacente; gli emendamenti discussi in questi giorni devono evidenziare (cercando di migliorare) le gravi carenze a cui la prima versione aveva cercando di porre rimedio. Il nostro compito è tenere alta l'attenzione del mondo politico, mostrando i rischi che l'economia corre non sostenendo la portualità. Considero fondamentale che il documento faccia chiarezza su alcuni punti:

  • poteri più chiari al Commissario;
  • erogazione della cassa in deroga per i lavoratori delle aziende colpite dalla tragedia;
  • evitare di sottostimare i rischi di tempi lunghi per interventi a sostegno della città e delle imprese che dovrebbero invece avere il carattere di urgenza;
  • erogare risorse importanti per le persone colpite dall'evento e poi un adeguato rimborso dei danni diretti e indiretti alle imprese, comprese ovviamente quelle dell’indotto portuale.
  • Infine e’ necessario individuare con chiarezza i tempi di ricostruzione del Ponte Morandi, una infrastruttura che veicolava la bellezza di 45 milioni di mezzi l’anno.